Come il cibo si è mangiato la città
La Foodification è come certi amori, che non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. E questo vale tanto per il processo di trasformazione in sè che per il nostro collettivo.
Dove ci eravamo lasciati? Forse durante il lockdown totale di quarantena, una realtà così distopica da aver superato qualsiasi nostra più fervida immaginazione. Ci abbiamo provato ad andare oltre, con il nostro racconto “AMAZing Food: la delivery-solitudine a tavola”*: un Professore universitario si ritrova a cenare in un ristorante super-avveniristico (oppure non è così lontano dal futuro?) dove il cameriere viene sostituito dal tablet e la cucina si trova a qualche Kilometro di distanza, colmata dalla solita corsa contro il tempo del rider in bicicletta.
Quello è stato il periodo in cui abbiamo pensato “La pandemia sarà la fine di (e della) Foodification: un dramma sociale e un effetto economico così devastante su questo tipo di economia che nulla sarà come prima, e nessuno penserà certo di tornare allo status quo ante COVID-19.” Basti pensare a quanti articoli e reportage abbiamo letto a partire da marzo 2020 a proposito della miriade di ristoranti che chiudono perché non possono sopravvivere con il delivery, le tavole calde sorte nei centri direzionali delle città medio-grandi che si lamentano per lo smartworking diffuso, e i locali della movida che non possono più orientare il loro core business verso l’assembramento di clienti più o meno giovani fino all’ora tarda (scusate se en passant vi abbiamo ricordato la fase buia del coprifuoco in cui l’unico gin tonic potevate berlo in compagnia degli amici via Zoom).
Avete mai passeggiato per un quartiere gentrificato della vostra città in quel periodo? Un deserto inquietante, fatto di viuzze vuote, saracinesche abbassate se non quelle di fronte ai quali notavi il capannello di ragazzi con box colorati sulle spalle, pronti a salire in sella per consegnare una felicità-formato-hamburger ai cittadini chiusi in casa e desiderosi di una distrazione dalla routine casalinga.
Poi, in primavera 2021 è tornato un tanto lento quanto agognato ritorno alla vita sociale e in molti abbiamo pensato: il new normal cosa ci riserverà? Per fortuna dei ristoratori, alcuni di essi sono tornati a sopravvivere senza andare a rimpolpare il numero tragico di fallimenti di attività commerciali, un trend già molto alto prima del 2020 nel mondo della ristorazione: basta pensare ai medesimi quartieri e ricordarsi la pizzeria che sostituiva l’hamburgheria che era subentrata da sei mesi al sushi e così via.
Il mondo dell’enogastronomia, dei localini carini e delle città luna park per turisti, che tanto abbiamo indagato sotto una lente critica a partire dal 2017***, si è ritrovato inevitabilmente di fronte a un nuovo momento zero: cosa ci ha insegnato la crisi economica pandemica, innescatasi appunto in un contesto che tra precariato dei lavoratori e investimenti andati male non navigava nell’oro?
Non ne siamo usciti, non diciamo migliori, ma neanche coscienti dell’insegnamento che avremmo potuto trarre da tutto questo: è bastata una calda estate, una ovvia e sacrosanta voglia di socialità dei cittadini che se la potevano ancora permettere, una concessione gratuita ad libitum a dehors della qualsiasi che hanno invaso piazze e marciapiedi, e la macchina comunicativa della magnificenza della città turistica, delle capitali del food e degli studentati di lusso ha ripreso a rombare a tutto gas.
Pensate alla realtà in cui vivete, sia essa globale o media: quanti grandi eventi, quanti happening culturali, quanti incontri sportivi e di entertainment internazionali vi sono stati proposti in queste ultime settimane come opportunità di rinascita economica della città? Lo storytelling non ha avuto tempo di fermarsi e interrogarsi su quanto avvenuto: il modello di crescita neo-liberale a livello metropolitano non prevede nulla di diverso da uno sviluppo basato sull’attrazione di cittadini di Serie A (turisti e studenti medio borghesi), ignorando le esternalità negative economiche e sociali sui cittadini di Serie B (gli abitanti delle città stesse e gli esclusi).
Questo è quindi il momento, dopo i giri immensi descritti, in cui ritorna il nostro grande amore per la foodification e per gli effetti che essa ha sulla vita quotidiana della cittadinanza tutta: un nuovo sito e alcune importanti novità accompagneranno le nostre attività nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
State con noi: insieme ci mangiamo la città.