Come il cibo si è mangiato la città
“L’evento più atteso sarà il 25 ottobre la Cena Spettacolo con Rasmus Munk (Alchemist**, Copenaghen, n.5 The World’s 50 Best Restaurants) a Palazzo Saluzzo Paesana: una performance totale tra piatti concettuali, suoni, proiezioni e suggestioni barocche. Un’esperienza unica e irripetibile, creata appositamente per Torino, dove la tavola diventa palcoscenico e il cibo un atto performativo. Perché a Torino, ancora una volta, la cultura passa anche dal palato — e la cucina diventa arte da vivere con tutti i sensi.”
Sembrerebbe l’incipit della descrizione di THE MENU, quel capolavoro distopico che ci ha lasciato per due ore inchiodati davanti al teleschermo a guardare un film che ironizza crudelmente sulla moderna concezione dello “chef superstar”, messo completamente al centro della scena, mentre i clienti sono spettatori succubi e schiavi del suo fascino e della sua inarrivabile capacità artistico-gastronomica.
Invece è tutto vero, stiamo parlando di “BUONISSIMA – CIBO ARTE BELLEZZA”, il festival che dal 2021 vuole “mettere Torino sulla mappa della gastronomia internazionale e farla diventare il “place to be” nell’ultima settimana di ottobre.”
Una carrellata di eventi che vedrà una cinquantina di chef cucinare nei posti più disparati della città: in libreria, nei musei di arte antica e a Gallerie d’Italia (Intesa Sanpaolo è main sponsor), ovviamente da Eataly, in Piazza Castello e sul tram storico “che celebra la bellezza della città con degustazioni enogastronomiche”.
Certo, non viene dimenticato il territorio, per cui via allo spin off “Piolissima” dove una trentina di trattorie torinesi offriranno nella stessa sera un menù speciale alla, questa sì, modica cifra di 30 euro.
Sembra essere l’unica spruzzata pop all’interno di un frame che è tutto unicità, lusso e stelle Michelin, dove il sogno diventa realtà se puoi permetterti di spendere 600 euro (450 euro scontati) per la cena performativa iniziale.
Lavazza è, ca va sans dire, capofila tra gli sponsor, mettendo a disposizione la sua Nuvola Hub che ha già contribuito alla gentrificazione del quartiere Aurora in cui sorge, e alla contemporanea svolta glamour internazionale della fu grigia Torino.
Non manca proprio nessuno nella lista dei contributori, da EDIT a Compagnia di San Paolo, la Baladin insieme alla Regione, Stellantis e GTT come partner tecnico.
Non poteva mancare il patrocinio del Comune di Torino, il cui Sindaco si stropiccierà gli occhi per la possibilità di trasformarla in un “palcoscenico diffuso: oltre 120 appuntamenti tra cene a più mani, degustazioni tematiche, incontri con chef italiani e ospiti dall’estero, performance, musica e momenti di confronto” (sezione eventi del sito del Comune).
La coincidenza temporale è particolarmente ghiotta dato che è di pochi giorni fa la straordinaria novità che porterà il prossimo piano regolatore: sarà finalmente possibile “mangiare agnolotti bevendo prosecco” (cit. Repubblica) dal tetto, anzi dal rooftop, degli alberghi e ristoranti con terrazza panoramica.
Come abbiamo potuto farne a meno finora?
Tralasciando il dubbio gusto nell’accoppiare una pasta ripiena di carne con una bollicina, resta l’incanto che questi messaggi vogliono trasmettere.
Abbiamo costellato la nostra riflessione di virgolettati perché è difficile aggiungere altro di fronte a una comunicazione che vuole, letteralmente, vendere un format per pochi trasformandolo in una possibilità di speranza e di luminoso futuro per la Città tutta e i suoi cittadini.
“Torino è il più bello di tutti i paesi», scriveva Cesare Pavese. «Se trovassi un amico quest’oggi, starei sempre qui». A mangiare e a bere.
Chiudiamo il nostro “pezzo citazionista” con la chiosa del Rolling Stones, dove l’autrice milanese ammette di scoprire la bellezza liberty della capitale sabauda proprio grazie a Buonissima, e quindi al cibo: non è un particolare trascurabile, ma è anzi il focus di una comunicazione che sostiene completamente la politica cittadina.
Torino deve vendersi sul mercato internazionale turistico attraverso il cibo, perché è per gli agnolotti che un tedesco deve venire a visitarla: tralasciando per un attimo le distorsioni della monocultura turistica, siamo arrivati al paradosso per cui la primaria fonte d’attrazione è, anzi DEVE ESSERE, il food.
La volontà è quella di trasformare i nostri portici in una immensa Disneyland dove Topolino viene sostituito da Chef Cracco, Paperina dalla inserviente pagata a gettone che ti versa lo spumante locale, e Pippo dal critico gastronomico.
Ai torinesi non resta che il ruolo di Paperoga, sfortunati co-protagonisti di una storia dove a trovare il quadrifoglio sarà sempre Gastone…pardon, Chef Gastone.