“INSUBORDINATI: Inchiesta sui rider”: una vita in sella
Quanti di noi possono dire di conoscere realmente la vita da rider?
Molti, o forse solo qualcuno, hanno cominciato a ordinare cibo a domicilio “distrattamente”, proprio come Rosita senza preoccuparsi troppo di cosa ci fosse dietro.
Nessuno o quasi si è preoccupato delle condizioni del rider quando in piena quarantena aspettava il suo tacos rispondendo “Quarto piano, grazie” al citofono al glovo di turno.
Per fortuna, qualche lampadina relativa a quel meccanismo è scattata e Rosita Rjitano, giornalista de lavialibera, ha deciso di indagare questo mondo e scrivere una bella inchiesta “dall’interno”, seguendo il malcapitato rider Enrico nelle sue consegne.
O meglio, provandoci visto che i tempi stretti imposti dall’algoritmo non ti permettono di aspettare nessuno.
La lettura del libro “Insubordinati – inchiesta sui rider” scorre via veloce come una consegna, impreziosito da citazioni, a inizio di ogni capitolo, del magnifico “Vogliamo tutto” di Nanni Balestrini, operaio che si trasferisce al Nord negli anni ‘70 per lavorare in fabbrica, dove vive da vicino l’ Autunno caldo e racconta la nascita della coscienza politica, personale e collettiva.
Quanto regge il parallelismo? Premettendo che è la stessa autrice a porlo in maniera critica, la storia delle lotte sindacali, o quasi proto-sindacali dei rider nel 2022, rimandano alle medesime battaglie novecentesche per i diritti minimi, che oggi mancano ai fattorini contemporanei: non esiste un contratto nazionale di riferimento, non sono tutelati i diritti minimi del lavoratore in termini di retribuzione, assicurazione e tutela contro l’infortunio. Con l’aggiunta e l’aggravante dello sfruttamento tipico del capitalismo delle piattaforme: i rider oltre a consegnare cibo, producono preziosi dati coi quali si può tracciare una minuziosa cartina dei gusti gastronomici, e non solo, della città. Gli stessi dati, in termini di tempi di consegna, possono essere utilizzati per scalare una vera e propria classifica dei lavoratori, che la piattaforma può utilizzare come arma di ricatto e pressione per spingerti a fare sempre più in fretta, e ad accettare quel turno del sabato sera anche se è il compleanno del tuo migliore amico.
Quel che fa specie, rispetto agli anni ‘70, è che oggi vi è la novità del “processo di consapevolezza del consumatore”, che l’autrice descrive nelle prime pagine in riferimento a sé stessa. Se ne è discusso anche durante la presentazione del libro, ed è una questione che al solito divide: è davvero dirimente mostrarsi empatici con il rider di turno pagando una mancia adeguata facendosi trovare pronti davanti al cancello di casa?
Qual è il nostro ruolo da consumatori di fronte a una battaglia per una legge nazionale (scoprirete che l’improbabile paladino in Parlamento fu Luigi Di Maio) che equipari i rider sic et simpliciter agli altri lavoratori dipendenti?
Nel dibattito scaturito durante una presentazione, si è andati oltre ponendosi l’annosa domanda: quanto ha senso boicottare i rider per aiutare i rider nella rivendicazione dei loro diritti?
“Insubordinati” di Rosita Rijtano vi aiuterà, alternando racconti dalla strada e precisi dati statistici e non solo, a districare alcuni di questi nodi.
Buona lettura!

